USCIRE DAL BUIO IN UNA DIVERSA E PIÙ ALTA SOCIALITÀ
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Tutto è cambiato e tutto è diventato più difficile in questi mesi in cui il coronavirus ha perversato, ponendo di fronte ad un futuro incerto per molte famiglie e per molte categorie di lavoratori che non sanno se riusciranno a riprendere il lavoro o far ripartire l’attività.
Improvvisamente è sceso un assordante silenzio, lungo le nostre strade e nelle piazze, che hanno paralizzato ogni cosa. Una sensazione nuova ed insolita, siamo stati investiti da una tempesta sanitaria: inaspettata e prepotente.
In questi tempi bui di Covid-19 seguita dal Lockdown, non per nostra scelta ma per costrizione, quale mezzo indispensabile ad evitare il contagio – ha messo a dura prova, i rapporti sociali, il tessuto produttivo e le Istituzioni democratiche.
Penso ai medici e a tutti gli operatori sanitari per il lavoro che hanno fatto e stanno facendo, riconoscendo la grande importanza del servizio sanitario nazionale pubblico, essendo un bene prezioso che va salvaguardato e potenziato.
Lo stesso vale per i Sindaci, le amministrazioni e gli apparati comunali per l’impegno che hanno svolto a sostegno di propri concittadini e un ringraziamento è d’obbligo per tutte quelle persone meravigliose, molte delle quali invisibili ai nostri occhi, che nei momenti più tragici non si sono risparmiati nel combattere questo mostro invisibile.
Altresì come non pensare agli ammalati e ai loro familiari e ai parenti delle persone decedute senza il conforto di un funerale.
Ma dobbiamo guardare e andare avanti, l’emergenza è in procinto di lasciare il passo alla ripresa di tutte le attività che si erano fermate e alle ipotesi su quello che succederà nei prossimi mesi.
Abbiamo rinunciato alle celebrazioni che avremmo tanto voluto, del 25 Aprile, del 1° Maggio del 2 Giugno, senza dimenticare l’importante significato originario che queste rivestono.
Parliamo di ricorrenze per ricordare la Resistenza, la Liberazione, le lotte per dare dignità e diritti ai lavoratori e la nostra Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza.
Riferendomi a quest’ultima, ho sognato ad una nuova Liberazione da cui dovrà emergere una società diversa dove il ritorno alla normalità, quella di prima non sarà più la stessa, dovrà fare i conti, oltre che con noi stessi anche con una gestione sociale, economica e politica che dovrà necessariamente cambiare e guardare alle cose con un occhio più attento all’uomo e all’ambiente e non sia la finanza ed il profitto a prevalere su ogni cosa; abbiamo bisogno più che mai di celebrare la nostra libertà e di lanciare una sfida che sappia affrontare seriamente i problemi maggiormente sentiti dalla gente in una diversa e più alta socialità.


CHIVASSO - EMODINAMICA - 24/2/2020

Siamo contenti, non potrebbe essere diversamente, riavere il laboratorio di emodinamica presso l’ospedale di Chivasso, dopo che nel 2013 il governatore della Regione Piemonte Cota, quello della Lega, la fece disinstallare per non essere utilizzata da un’altra parte. Una coperta stretta che lasciava scoperto il chivassese per scaldare promesse elettorali nel VCO.
Già dal 2011 le Acli chivassesi si attivarono coinvolgendo l’opinione pubblica, ma a nulla erano valse le circa 12.000 firme di cittadini del Chivassese raccolte contro questa decisione e consegnate all’allora presidente. Ci fu una audizione presso la Commissione Sanità della Regione, ma il governatore Cota e la sua amministrazione non si erano minimamente degnati di dare una risposta a questi cittadini e poco o nulla ha fatto la politica in tal senso, la nostra attenzione era rivolta, non solo all'emodinamica, ma a tutto il settore sanità.
Alla inaugurazione di questi giorni non ci aspettavamo inviti o riconoscimenti formali, ci aspettavamo invece che oltre ad applicarsi le medaglie, qualcuno, cittadini e organi di informazione, ricordasse a loro i fatti incresciosi del passato stigmatizzando lo sperpero di denaro e disservizi causati alla popolazione.

Vinicio Milani e Beppe Stocco

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SBAGLIATO equiparare IL nazismo AL comunismo

Non posso che associarmi alla presa di posizione della Segreteria Nazionale dell'Anpi nell'esprimere profonda preoccupazione per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo, per altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista del 25 ottobre 2018. In un'unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell'Unione Sovietica - più di 22 milioni di morti - e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell'Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità.
L'ANPI si augura che al più presto giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di un'Europa Unita, figlia dell'antifascismo e delle donne e uomini che si opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a Ventotene proprio dal regime fascista.
22 settembre 2019

IL VIRUS DELLA PAURA
Quanti atti arroganti e miopi dobbiamo subire ancora da un ex un ministro degli interni, che continua con enfasi e usando in modo sproporzionato i social network, per inoculare dosi di odio, di bugie e di paura. L'ex, continua su questa scia degli sbarchi a Lampedusa, dando i numeri diversi da quelli del Viminale.

Quanta cattiveria, rancore e odio in una perpetua campagna elettorale, anche con l'ausilio di siti web specializzati in notizie false, omofobe e razziste, per riscuotere consenso attaccando i più deboli tra i più deboli e con noncuranza della civiltà, della democrazia e della solidarietà usando in modo blasfemo anche i simboli della cristianità .
E' triste assistere come la comunicazione politica che invece di affrontare i temi dando delle speranze, proponga logiche di paura, promettendo interventi contro i pericoli imminenti trovando così un consenso e legittimità al proprio egoismo di potere.
no more walls
(non più muri)

Mostra a cura della sezione ANPI di Chivasso. Le foto sono di Ruggero Da Ros docente di un Liceo del Friuli, il quale, durante un viaggio in Israele, si è scontrato con la drammatica realtà del muro di separazione con la Palestina.
Un muro diverso dagli altri muri, questo rinchiude milioni di persone in un'immensa prigione a cielo aperto, alto fino a 9 metri e lungo 750 km, non corre lungo la linea di confine, ma penetra profondamente in Cisgiordania frantumandola in isole di terra chiuse tra loro. La mostra composta da 21 pannelli 70x100, è a disposizione per chi ne fa richiesta.
presentazione 1
presentazione 2
pannelli e foto
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