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Donne e Resistenza in Canavese - Il tempo non cancelli le tracce di Maria Paola Capra
Edizioni Tipografia Gianotti - pag. 432, 2010, € 25,00
Un libro che raccoglie, precisa una nota allegata, “48 interviste rilasciate dalle ultime partigiane canavesane ancora viventi, tra cui quella di Caterina Cerutti, che costituiscono una preziosa testimonianza, soprattutto per i tempi in cui stiamo vivendo, al fine di non dimenticare il contributo dato dalle donne alla lotta contro il nazifascismo e per la conquista della libertà”.

I GIOVANI INCONTRANO L'ANPI DI CHIVASSO

Chivasso, 10 giugno 2017 - Incontro con un gruppo di ragazzi del liceo Newton e dell'Istituto Europa Unita reduci della visita guidata a Cracovia e ai campi di Auschwitz e Birkenau. con il treno della memoria. Hanno voluto incontrare l'Anpi per conoscere i luoghi della Resistenza e della deportazione a Chivasso e i protagonisti del dopo l'armistizio (8 settembre 1943).

“La Pace dei bimbi” in Palestina, da aprile a luglio 2017 nel West Bank per creare un libro fotografico di libertà e pace, interamente scritto dai bambini dei campi profughi. Il progetto è della reporter Antonietta Chiodo, di Social News, patrocinato dalla Rai in collaborazione con il Ministero dell’Interno. La giornalista ha illustrato il progetto presso il Centro Incontri I Care di Chivasso (ex convento frati cappuccini) il 30 marzo alle ore 21 presso il centro “I Care” in via Mazzè 41 a Chivasso, l'evento è stato realizzato in collaborazione con Acli e Anpi Chivasso.

il Sindaco di BETHLEHEM (Palestina) - VERA BABOUN a CHIVASSO

La città di Chivasso domenica 12 giugno 2016 ha accolto la sindaca Vera Baboun in visita ufficiale con tutti gli onori, affetto e riconoscenza per il suo impegno di ambasciatrice della pace.
Con voto unanime del Consiglio comunale, i due Sindaci hanno, anche dal punto di vista civile, firmato la dichiarazione d’intenti che sancisce formalmente il gemellaggio che da cinquant’anni unisce la comunità parrocchiale della frazione Betlemme di Chivasso con la Parrocchia di Santa Caterina a Bethlehem in Palestina.


Nella foto da sx: Libero Ciuffreda e Vera Baboun, Vinicio Milani e Chiara Fluttero alla mostra fotografica NO More

..in coda al Referendum Costituzionale

Il 4 dicembre gli italiani sono stati chiamati a esprimere il loro Si o NO al referendum sulla legge di riforma costituzionale. Si è trattato della più profonda riforma alla nostra Carta costituzionale da quando essa è entrata in vigore, il 1° gennaio 1948, prevedeva la modifica di oltre 45 articoli, tanti quanti ne sono stati modificati nel corso degli ultimi 70 annia. La netta vittoria del NO ha rappresentato il prevalere del buon senso, della responsabilità civile e della democrazia.
Questa campagna referendaria è stata dura, aspra, talvolta condotta con toni esasperati, molti l’hanno trasformata, il capo del governo in testa, in una bagarre politica partitica.
Non è stato così per le ACLI di Chivasso per l’Anpi, che già da anni si erano sempre espresse che eventuali modifiche della carta costituzionale vanno fatte in modo condiviso dal Parlamento e non dal Governo.
L’invito ora è quello di riprendere la normale dialettica democratica, senza cadere in sterili e reciproche accuse, per ripartire con una politica alta che sappia rappresentare i problemi veri del nostro Paese.
Non spetta a noi entrare ora nell’agone politico del dopo-referendum, il nostro No era l’espressione di chi ha voluto difendere la Costituzione da un attacco scellerato da parte di coloro che la consideravano o la considerano alla stregua di una legge ordinaria da modificare a colpi di voti di maggioranza.

Riforma Costituzionale Per cambiare cosa?

Il dibattito politico sul referendum del 4 dicembre 2016 si è tradotto in un referendum pro o contro
il primo ministro Matteo Renzi. Quanti cittadini che non seguono la politica, malgrado il
bombardamento di notizie e notiziari sul  referendum, avevano le idee chiare su cosa votare?

Facendo un passo indietro prima del voto, avevo preso spunto dalla risposta del prof. Angelo Cannatà, Docente di Storia e Filosofia data a un suo ex alunno in difficoltà su come votare e pubblicata in una recente lettera aperta (ilFattoQuotidiano.it 25/10/2016)

In questa sua risposta spiegava le ragioni che lo spinsero a votare No e a domandarsi da che parte stia la libertà. E' indubbio che occorre schierarsi per la libertà, sempre, in tutte le forme in cui si manifesti o venga espressa. Ci pare di poter dire che abolire l'elezione dei senatori sia la soppressione di un diritto: gli articoli 55 e 57 che parlano di senato non elettivo e tolgono ai cittadini la libertà di scegliere i propri rappresentanti sono un’aberrazione.
Ma non si è trattato solo di questo. È il concetto di sovranità popolare che veniva messo in crisi dall'impianto generale della riforma. Ci invitava a riflettere sull'articolo 71 che aumenta il numero delle firme necessarie per le leggi d'iniziativa popolare; per la Costituzione più bella del mondo "quella in vigore, conquistata dai Partigiani" bastano cinquantamila firme, il Governo aveva stabilito che doveano essere il triplo (centocinquantamila), pena la sconfitta dell'iniziativa referendaria.
Altra domanda: ma questa Riforma aumenta o diminuisce la sovranità popolare? La risposta data è che la riforma della Costituzione aveva il fine  di rafforzare l'esecutivo. Oltre al combinato disposto con l'Italicum (nuova legge elettorale) vi era anche la modifica dell'articolo 72 che prevede una corsia preferenziale per i decreti legge più importanti del governo.
Dunque: riduzione dei diritti e della libertà di scelta e aumento di potere dell'esecutivo: è questa la verità della riforma costituzionale che ha inotre indotto a votare No. Ma cera dell'altro secondo il prof. Cannatà.
Cosa dire dell'incomprensibilità dell'articolo 70? Nella sostanza: il Senato avrebbe potuto votare un'infinità di leggi complicando il bicameralismo che si dicea di voler abrogare; insomma avrebbe aumentato la litigiosità costituzionale: lo stesso articolo 70 prevede una misura per risolvere le questioni di competenza, i nuovi “costituzionalisti” hanno avuto il sospetto "
in un momento di lucidità" che l'articolo non semplificava affatto le procedure.
Infine, sarebbe stata concessa l'immunità parlamentare a sindaci e consiglieri regionali che sarebbero stati nominati senatori. Vi sembra giusto? I più impresentabiliavrebbero fatto di tutto per diventare senatori.
Dietro l'idea di cambiamento si nascondeva l'inganno. Il professore cita i sofisti* che facevano apparire vero il falso. Vendevano parole. Oggi chiamerebbero "Buona scuola", un'istituzione che cade a pezzi; flessibilità, il diritto di licenziare; governabilità, l'elemosina di qualche bonus. Sulla riforma della Costituzione tuttavia era in atto l'inganno più grande, ci dicevano che eravamo contro il cambiamento, dicevano che eravamo per la conservazione e l'immobilità. Quante volte ci siamo sentiti dire: prima di cambiare direzione bisogna sapere dove si va? Ricordiamoci però che non ogni cambiamento va verso il meglio.
I Padri costituenti uscivano da una guerra e pensavano davvero al bene comune. Oggi, solo interessi particolari: "questa riforma bocciata conteneva le indicazioni della più importante banca d'affari americana, la JP Morgan". La politica al servizio dell'economia. Storia vecchia, diremo. Ultima citazione del professore è stata quella di Burke**: Quanto più grande il potere, tanto più grande l'abuso.” Fidarsi? No, grazie, abbiamo avuto infinite prove di quanto siano  maestri dell'inganno certi politici troppo ambiziosi.

E' stato presentato martedì 2 Giugno 2015, nella sala consiliare di Chivasso, il libro "L’alba della Libertà - La liberazione di Chivasso 1945", a cura di Giuseppe Busso, Lilia Lavrencic e Vinicio Milani, edito dall’Anpi e dell'Università della Terza Età. Racconta del periodo precedente e seguente la liberazione di Chivasso, dell’iniziativa di alcuni giovani professionisti della borghesia cittadina nel promuovere il Cnl, delle faticose trattative con i tedeschi e con i fascisti per la resa della città e della lenta e travagliata ricostruzione. Il libro è corredato con documenti inediti (il verbale del Cnl chivassese e il racconto della Brigata di manovra Moro, oltre da un Dvd con interviste a partigiani chivassesi e riprese della liberazione).


2013: riflessione politica - Uscita dal partito

Avevo criticato aspramente l’ex presidente nazionale delle Acli Olivero, per essere andato in televisione e sui giornali, quando era ancora in carica, con posizioni di scelte politiche senza alcun mandato istituzionale. E’ stato, infatti, tra i promotori del movimento “Verso la Terza Repubblica” con Luca Cordero di Montezemolo, l’avvocato-banchiere Gianpiero Samorì, il ministro Andrea Riccardi, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, il presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai ed altri. Un movimento che si è trasformato in lista per Monti. Una formazione eterogenea, centrista e liberal cattolica i cui aderenti non sembravano c’entrare nulla l’uno con l’altro, l’unica cosa che li accomunava era la volontà che a guidare ancora il futuro governo fosse ancora Monti. Sta di fatto che un nuovo modo di fare politica di tutto aveva bisogno, meno che di questa scombinata squadra che mai avrei appoggiato.
Ho votato il Pd, essendo anche iscritto, perchè ritenevo che il Paese avesse bisogno di una guida politica forte e autorevole, ma ciò non si è avverato. Mi ero illuso di capire, pur non essendone contento, il partito che sosteneva il governo Monti, stando in maggioranza con Berlusconi e Casini. E’ stata una delusione, il risultato è stato positivo per le banche e un salasso per i meno abbienti e le piccole imprese, senza peraltro produrre alcuna legge di riforma: sulla giustizia, contro la corruzione, sulla scuola, sulla ricerca, sull’Università, sulla legge elettorale ecc. Questo grazie anche all’immobilismo in cui Berlusconi ci ha obbligati a stare. Cosa abbiamo noi da spartire con certi personaggi e con il loro conflitto di interessi? Nulla! Noi siamo un’altra cosa.
Ora, dopo la candidatura di Marini, la bruciatura di Prodi, la paura di Rodotà, la rielezione di Napolitano e la nascita di un governo di larghe intese, si fa per dire, con Berlusconi e Monti (quello che non avrei mai appoggiato), mi metto dalla parte di coloro che non ne possono più. Per questo ritengo di dover comunicare il mio profondo dissenso nei confronti di questa dirigenza del Pd che ha perso il contatto con i cittadini, non sono più disponibile a turarmi il naso e stare zitto, anche se ho l’impressione che all’interno del Pd ci sia chi rema contro e, scaricando il segretario Bersani, intenda muoversi per anticipare il congresso, permettendo a quanti, dentro e fuori il partito, fare accordi spartitori di vecchio stile che non si addicono ad un patito che, a più riprese, ha parlato di rinnovamento della politica.
Pertanto, alla luce di quanto detto, il sottoscritto ha ritienuto di uscire dal direttivo e dal partito. Non ho preso questa decisione a cuor leggero e nemmeno come coloro che hanno usato il partito come un taxi sul quale salire o scendere a seconda delle convenienze personali, ma è esplicita delusione e dissenso nei confronti del un gruppo dirigente che nei momenti cruciali perde il senso di responsabilità e si occupa prevalentemente dei propri spazi di potere e visibilità.

From: vinicio.milani
Sent: Friday, April 19, 2013 11:03 PM
To: segr.bersani@partitodemocratico.it
Subject: caro Segretario

Caro Segretario Bersani,
da sempre voto a sinistra, ero iscritto al Pds, poi Ds ed ora al Pd, ho ricoperto incarichi istituzionali rappresentando a testa alta il partito, l’ho votata alle primarie perchè ritenevo che lei fosse l’uomo giusto per guidare il governo del nostro Paese, ma ora, le confesso, sono disorientato, confuso e con poche certezze. Dal novembre del 2011 il Pd ha sostenuto il governo Monti, stando in maggioranza con Berlusconi e Casini, una maggioranza che ha permesso a Monti di aiutare le banche e tartassare i meno abbienti, che non ha prodotto alcuna legge di riforma: sulla giustizia, contro la corruzione, sulla scuola, sulla ricerca, sull’Università, sulla legge elettorale ecc. e questo grazie anche all’immobilismo in cui Berlusconi ci ha obbligato stare. Noi non abbiamo nulla da spartire con certi personaggi con il loro conflitto di interessi, e non ultimo con questa destra Noi siamo un’altra cosa.
Ora, dopo la candidatura di Marini che ha spaccato il partito e aver bruciato Prodi, non pensa che esista anche una base che l’ha sostenuto e che da domani magari non lo farà più? Lei e gli altri dirigenti vi siete scordati della batosta elettorale che abbiamo subito, per aver volato troppo in alto, perdendo il contatto con noi cittadini e fidandovi troppo dei sondaggi che davano un vantaggio che pareva sicuro? Il voto andato al M5S ci dovrebbe far riflettere un pò tutti e di più. Mi permetta, caro Segretario, Lei dovrebbe avere il coraggio di accettare la sfida di Grillo e far votare Stefano Rodotà, un uomo con tutte le carte in regola, che noi di sinistra abbiamo smarrito. Usi la sua autorevolezza, esca dall’imbrigliatura delle correnti del partito, dica ai vari D’Alema, Franceschini, Fioroni che con Berlusconi gli accordi non si fanno e dica che da subito si voti una persona gradita anche alla base e che rappresenti il cambiamento che il Paese vuole.

I miei più fervidi saluti.
Vinicio Milani
(Presidente della sezione Anpi “Boris Bradac “ di Chivasso (T

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